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    25 September

    so ciò che faccio,sono sicuro di ciò che faccio, sono ciò che faccio

    "so che quello che faccio è giusto"
    "lo faccio per me"
    "faccio quello che faccio perchè è Giusto"

    quante volte aveva sentite quelle frasi? sempre, i circle time gli facevano girare i cosiddetti e diceva che sono delle cazzate che non servivano a nessuno. Non servivano nemmeno a quelli che facevano gli StrizzaCervelli di professione. Loro si trovavano e parlavano e dicevano che era tutta roba bella da dirsi e da farsi. Alla fine tutti si trovavano a sostiturie la droga o l'alcol con qualcosa che gli faceva da tappo. Lui la pensava così, si diceva che alla fine iniziare a drogarsi o a bere era come tappare una falla in una diga. La falla però, una volta aperta, per quanto ben chiusa, lasciava dei segni. Agli altri era successo così: uno ora faceva il prete missionario, uno si era messo ad allenare una squadra di calcio, uno assisteva altri tossici per uscire dal tunnel, una dipingeva, una faceva l'opinionista, una faceva l'aiuto cuoco, una era tornata in famiglia...bè, tutti avevano sostituito la loro falla con un tappo. Lui si diceva che sì, l'aveva tappata la falla, in fondo suonava e ognivolta che suonava si sentiva bene, si sentiva spostare, diceva lui. Era come entrare in un'altra dimensione, era come spostarsi da quello che vive e sospendersi, imbracciava il sax e suonava e quelle note, diceva, partivano dallo stomaco, si formavano nei polmoni, venivano filtrate dal cuore e uscivano, un flusso di sangue al contrario.
    Per lui la musica aveva sempre tappato una falla, quando tornava a casa da scuola e trovava la mamma che scriveva alla macchina da scrivere e il papà non era ancora tornato, sapeva che se suonava si sentiva meno solo; non era mica una brutta famiglia la sua, per carità! la mamma scriveva, e proprio in quel periodo aveva ottenuto un ottimo contratto che portava in casa quelli che papà, scherzando, definiva "soldi facili". Così poteva pagarsi i suoi sfizi e potevano spendere soldi per la famiglia. Papà invece, il Caporale, rivestiva un'alta carica nell'esercito. Ma era un militare atipico, un militare pacifista, ex figlio dei fiori, entrato nella marina solo perchè così avrebbe voluto il nonno che era morto di crepacuore vedendolo in tv che urlava contro la violenza. Così, per reazione era entrato nell'esercito e si sentiva molto il soldato di "full metal jacket" con scritto "peace" sull'elmetto.
    La sua famiglia, cazzo! Funzionava da dio! un meccanismo ben oleato, degli ingranaggi perfettamente incastrati che giravano perfettamente, sembrava di vivere dentro il Big Ben! era tutto perfetto, i suoi gli avevano lasciato delle libertà e gli avevano posto dei limiti. Non avevano mai creduto nelle punizioni e lui non si era mai sentito di trasgredire le poche regole che gli davano. Quando gli aveva chiesto di iniziare a scuonare avevano detto sì e lo avevano iscritto a una scuola di musica, da lì era passato all'accademia, si era diplomato e aveva vinto una borsa di studio per andare a studiare a Parigi. Aveva concluso anche il liceo molto bene e si era iscritto, finendola nei tempi precisi, a ingegneria, indirizzo biomedico. Aveva inziato a lavorare, aveva una morosa con cui viveva. Andava tutto perfettamente.
    Una volta ad una festa si era lamentato con un suo amico che si sentiva stressato per i ritmi della vita moderna:
    "sono così stanco, devo uscire e andare al lavoro, torno a casa, suono, vado a correre, ceno e scopo; tutti i giorni è SEMPRE così...uno arriva al punto che si chiede se non avrebbe dovuto provare qualcosa di diverso, si dice 'ma perchè cazzo quella volta non ho fatto così?' e gli vengono i dubbi, ma poi si dice che alla fine va bene così ed è contento"
    "toh, dai un tiro a questa"
    "cos'è?"
    "marijuana!"
    "ma no, sai che non fumo, poi 'sta roba fa male!"
    "ma cosa male, me la coltivo io, mica c'è dentro merda!"
    "ah, bè allora..."
    e lo aveva fatto. PUNF! una botta incredibile alla testa e alle gambe. Aveva iniziato a vedere tutto che tremolava, le luci si erano affievolite e le voci erano diventate ovattate. Passato l'effetto (c'erano voluti forse meno di 5 minuti) si era detto che era una cosa da coglioni proprio, non ne aveva bisogno. Arrivato a casa aveva suonato e aveva fatto delle cose che non era mai riuscito a fare col sax, erano usciti dei suoni allucinanti, bellissimi. Aveva suonato delle cose che non aveva mai suonate e allora il giorno dopo al lavoro aveva fermato il suo amico e gliene aveva chiesta un po'. Era entrato nella Spirale.
    Ora per suonare ne aveva bisogno sennò gli faceva schifo quello che suonava e quindi lo faceva per suonare bene e diceva:"tanto è una cosa che controllo e lo faccio solo per suonare meglio". Non era così però, lo faceva più spesso e per cose più futili. Era diventato molto umorale e se era giù, invece che andare a correre o suonare si rollava una canna, aveva iniziato pure a coltivare nel giardino di casa.
    Una volta aveva aquistato della cocaina, così, per provare, era stufo della marijuana. Bene, lì era iniziato il declino. Non aveva più smesso, si faceva 3 strisce al giorno: appena sveglio, a pranzo e a cena. Poteva controllarla. Non era vero un cazzo.
    Quella che ormai era sua moglie se ne era accorta e ne aveva parlato ai genitori di lui. Erano delle persone aperte e passato lo sconforto iniziale, avevano capito il problema della loro nuora e erano pronti ad aiutarla. Senza entrare nella sua sfera di intimità, lo avevano portato a fare delle cose molto belle e lo tenevano molto occupato. Questo lo faceva sentire oppresso, era insofferente e si faceva più che mai. Si presentava anche al lavoro sotto l'effetto delle droghe. Non lo licenziavano però, semplicemente perchè l'azienda era sua. Fortunatamente i suoi amici e la sua famiglia lo amavano ancora.
    Trovò in loro l'appoggio di cui aveva bisogno, e smise. Lo aiutarono molto, lui stesso gliene parlò e smise. Un gesto di forza allucinante. Una forza della natura.
    Al primo cedimento però aveva reiniziato. Erano passati 15 anni dall'ultima volta e aveva iniziato perchè credeva di essere immune ma era bastata una canna a fargli riprendere gli alti regimi di droghe! Maledizione, era distrutto, i suoi erano morti, a 80 anni, morte naturale, morti felici. Lui era stato male, ma aveva accettato presto il fatto perchè gli sembrava, data l'impronta scientifica dell'istruzione che aveva ricevuto, dato anche il suo ateismo, bè, gli sembrava il Naturale Corso delle Cose.
    Però aveva ripreso e sua moglie non se la sentiva, da sola, di aiutarlo. Lo aveva portato in un centro di recupero.
    Era stato quasi peggio, aveva capito, intelligente com'era, le dinamiche di quel posto, aveva scoperto che i preti pestavano e violentavano quelli che erano lì dentro e aveva anche capito che chi ne "usciva", sostituiva Dio alla droga. Dio era una droga, secondo lui.
    Aveva provato a uscirne da solo e ce l'aveva fatta. Di nuovo. Per la seconda volta. Poi ci era ricaduto, ne era riuscito, così per un po' di volte.
    Si era detto che dalla vita aveva avuto tutto quello che voleva e che le persone attorno a lui erano stupende. Aveva realizzato i suoi sogni, aveva amato, era stato amato, aveva vissuto con Lei i più bei momenti della sua vita.
    Ora andava sicuro verso la meta, sapeva ciò che faceva, lo doveva fare perchè era giusto così. Amava i suoi genitori anche se non c'erano più, amava lei anche se se ne era andata, la capiva. Non gli dispiaceva di non avere avuto figli, pensava non facessero per lui. Aveva salutato tutti i suoi amici? sì, lo aveva fatto.
    Raggiunse il punto che aveva scelto, aveva in tasca qualche spicciolo, i documenti, un'ancia, le lettere di sua moglie e quelle dei suoi amici, delle foto. Aveva addosso i vestiti soliti, maglietta a maniche corte, maglioncino, jeans e scarpe da ginnastica.
    Estrasse il sax e iniziò a suonare. La gente che quella sera passò di lì disse che gli sembrava di conoscerlo "quello è quel suonatore famoso" "sìsì, è lui!". Aveva fatto il più bel solo della sua vita, ci aveva messo dentro tutto se stesso e si era sentito svuotato "adesso muoio...anzi, ora posso morire". Legò stretto il sasso alla caviglia, lo prese in braccio, scostò il sax di lato, scavalcò la balaustra e si buttò nel fiume che "portava giù, verso il grande mare"

    Comments (2)

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    Blind Starwrote:
    trouble!
    so che non c'entra niente con l'intervento ma in assenza del guestbook non sapevo dove scrivertelo ^^
     
    so che l'università occupa un sacco di tempo e lo studio anche, se ci aggiungi anche la vela si capisce che sei pieno di cose da fare..ma se ti capita ogni tanto torna a fare un salto nell'aleph che ci manchiiiiiiiiiiiiiiiiiii
    se trovi un attimino, ovvio ^^
     
    ciaooo
    *svampi* xD
    3 Nov.
    Blind Starwrote:
    oddio....ma quanto triste è sta cosa...dio mio
    25 Sept.

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