Matteo's profileil bonzo e la sua batter...PhotosBlogListsMore ![]() | Help |
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September 25 so ciò che faccio,sono sicuro di ciò che faccio, sono ciò che faccio"so che quello che faccio è giusto" "lo faccio per me" "faccio quello che faccio perchè è Giusto" quante volte aveva sentite quelle frasi? sempre, i circle time gli facevano girare i cosiddetti e diceva che sono delle cazzate che non servivano a nessuno. Non servivano nemmeno a quelli che facevano gli StrizzaCervelli di professione. Loro si trovavano e parlavano e dicevano che era tutta roba bella da dirsi e da farsi. Alla fine tutti si trovavano a sostiturie la droga o l'alcol con qualcosa che gli faceva da tappo. Lui la pensava così, si diceva che alla fine iniziare a drogarsi o a bere era come tappare una falla in una diga. La falla però, una volta aperta, per quanto ben chiusa, lasciava dei segni. Agli altri era successo così: uno ora faceva il prete missionario, uno si era messo ad allenare una squadra di calcio, uno assisteva altri tossici per uscire dal tunnel, una dipingeva, una faceva l'opinionista, una faceva l'aiuto cuoco, una era tornata in famiglia...bè, tutti avevano sostituito la loro falla con un tappo. Lui si diceva che sì, l'aveva tappata la falla, in fondo suonava e ognivolta che suonava si sentiva bene, si sentiva spostare, diceva lui. Era come entrare in un'altra dimensione, era come spostarsi da quello che vive e sospendersi, imbracciava il sax e suonava e quelle note, diceva, partivano dallo stomaco, si formavano nei polmoni, venivano filtrate dal cuore e uscivano, un flusso di sangue al contrario. Per lui la musica aveva sempre tappato una falla, quando tornava a casa da scuola e trovava la mamma che scriveva alla macchina da scrivere e il papà non era ancora tornato, sapeva che se suonava si sentiva meno solo; non era mica una brutta famiglia la sua, per carità! la mamma scriveva, e proprio in quel periodo aveva ottenuto un ottimo contratto che portava in casa quelli che papà, scherzando, definiva "soldi facili". Così poteva pagarsi i suoi sfizi e potevano spendere soldi per la famiglia. Papà invece, il Caporale, rivestiva un'alta carica nell'esercito. Ma era un militare atipico, un militare pacifista, ex figlio dei fiori, entrato nella marina solo perchè così avrebbe voluto il nonno che era morto di crepacuore vedendolo in tv che urlava contro la violenza. Così, per reazione era entrato nell'esercito e si sentiva molto il soldato di "full metal jacket" con scritto "peace" sull'elmetto. La sua famiglia, cazzo! Funzionava da dio! un meccanismo ben oleato, degli ingranaggi perfettamente incastrati che giravano perfettamente, sembrava di vivere dentro il Big Ben! era tutto perfetto, i suoi gli avevano lasciato delle libertà e gli avevano posto dei limiti. Non avevano mai creduto nelle punizioni e lui non si era mai sentito di trasgredire le poche regole che gli davano. Quando gli aveva chiesto di iniziare a scuonare avevano detto sì e lo avevano iscritto a una scuola di musica, da lì era passato all'accademia, si era diplomato e aveva vinto una borsa di studio per andare a studiare a Parigi. Aveva concluso anche il liceo molto bene e si era iscritto, finendola nei tempi precisi, a ingegneria, indirizzo biomedico. Aveva inziato a lavorare, aveva una morosa con cui viveva. Andava tutto perfettamente. Una volta ad una festa si era lamentato con un suo amico che si sentiva stressato per i ritmi della vita moderna: "sono così stanco, devo uscire e andare al lavoro, torno a casa, suono, vado a correre, ceno e scopo; tutti i giorni è SEMPRE così...uno arriva al punto che si chiede se non avrebbe dovuto provare qualcosa di diverso, si dice 'ma perchè cazzo quella volta non ho fatto così?' e gli vengono i dubbi, ma poi si dice che alla fine va bene così ed è contento" "toh, dai un tiro a questa" "cos'è?" "marijuana!" "ma no, sai che non fumo, poi 'sta roba fa male!" "ma cosa male, me la coltivo io, mica c'è dentro merda!" "ah, bè allora..." e lo aveva fatto. PUNF! una botta incredibile alla testa e alle gambe. Aveva iniziato a vedere tutto che tremolava, le luci si erano affievolite e le voci erano diventate ovattate. Passato l'effetto (c'erano voluti forse meno di 5 minuti) si era detto che era una cosa da coglioni proprio, non ne aveva bisogno. Arrivato a casa aveva suonato e aveva fatto delle cose che non era mai riuscito a fare col sax, erano usciti dei suoni allucinanti, bellissimi. Aveva suonato delle cose che non aveva mai suonate e allora il giorno dopo al lavoro aveva fermato il suo amico e gliene aveva chiesta un po'. Era entrato nella Spirale. Ora per suonare ne aveva bisogno sennò gli faceva schifo quello che suonava e quindi lo faceva per suonare bene e diceva:"tanto è una cosa che controllo e lo faccio solo per suonare meglio". Non era così però, lo faceva più spesso e per cose più futili. Era diventato molto umorale e se era giù, invece che andare a correre o suonare si rollava una canna, aveva iniziato pure a coltivare nel giardino di casa. Una volta aveva aquistato della cocaina, così, per provare, era stufo della marijuana. Bene, lì era iniziato il declino. Non aveva più smesso, si faceva 3 strisce al giorno: appena sveglio, a pranzo e a cena. Poteva controllarla. Non era vero un cazzo. Quella che ormai era sua moglie se ne era accorta e ne aveva parlato ai genitori di lui. Erano delle persone aperte e passato lo sconforto iniziale, avevano capito il problema della loro nuora e erano pronti ad aiutarla. Senza entrare nella sua sfera di intimità, lo avevano portato a fare delle cose molto belle e lo tenevano molto occupato. Questo lo faceva sentire oppresso, era insofferente e si faceva più che mai. Si presentava anche al lavoro sotto l'effetto delle droghe. Non lo licenziavano però, semplicemente perchè l'azienda era sua. Fortunatamente i suoi amici e la sua famiglia lo amavano ancora. Trovò in loro l'appoggio di cui aveva bisogno, e smise. Lo aiutarono molto, lui stesso gliene parlò e smise. Un gesto di forza allucinante. Una forza della natura. Al primo cedimento però aveva reiniziato. Erano passati 15 anni dall'ultima volta e aveva iniziato perchè credeva di essere immune ma era bastata una canna a fargli riprendere gli alti regimi di droghe! Maledizione, era distrutto, i suoi erano morti, a 80 anni, morte naturale, morti felici. Lui era stato male, ma aveva accettato presto il fatto perchè gli sembrava, data l'impronta scientifica dell'istruzione che aveva ricevuto, dato anche il suo ateismo, bè, gli sembrava il Naturale Corso delle Cose. Però aveva ripreso e sua moglie non se la sentiva, da sola, di aiutarlo. Lo aveva portato in un centro di recupero. Era stato quasi peggio, aveva capito, intelligente com'era, le dinamiche di quel posto, aveva scoperto che i preti pestavano e violentavano quelli che erano lì dentro e aveva anche capito che chi ne "usciva", sostituiva Dio alla droga. Dio era una droga, secondo lui. Aveva provato a uscirne da solo e ce l'aveva fatta. Di nuovo. Per la seconda volta. Poi ci era ricaduto, ne era riuscito, così per un po' di volte. Si era detto che dalla vita aveva avuto tutto quello che voleva e che le persone attorno a lui erano stupende. Aveva realizzato i suoi sogni, aveva amato, era stato amato, aveva vissuto con Lei i più bei momenti della sua vita. Ora andava sicuro verso la meta, sapeva ciò che faceva, lo doveva fare perchè era giusto così. Amava i suoi genitori anche se non c'erano più, amava lei anche se se ne era andata, la capiva. Non gli dispiaceva di non avere avuto figli, pensava non facessero per lui. Aveva salutato tutti i suoi amici? sì, lo aveva fatto. Raggiunse il punto che aveva scelto, aveva in tasca qualche spicciolo, i documenti, un'ancia, le lettere di sua moglie e quelle dei suoi amici, delle foto. Aveva addosso i vestiti soliti, maglietta a maniche corte, maglioncino, jeans e scarpe da ginnastica. Estrasse il sax e iniziò a suonare. La gente che quella sera passò di lì disse che gli sembrava di conoscerlo "quello è quel suonatore famoso" "sìsì, è lui!". Aveva fatto il più bel solo della sua vita, ci aveva messo dentro tutto se stesso e si era sentito svuotato "adesso muoio...anzi, ora posso morire". Legò stretto il sasso alla caviglia, lo prese in braccio, scostò il sax di lato, scavalcò la balaustra e si buttò nel fiume che "portava giù, verso il grande mare" September 19 crucify thisIl titolo dell'intervento non c'entra una beneamata con ciò che ora scriverò. Si perchè scriverò una marea di stronzate ugualmente, ma il titolo si rifa' ad una puntata dei griffin in cui si parla della passione di cristo due (un trailer di un film tipo arma letale con gesù che guida una decapottabile e spara con la voce che dice "lasciate che sia colui che non ha peccato a scagliare il primo calcio in culo"). Il mio intervento non vuole essere niente, solo una piccola riflessione di quelle che si fanno ognitanto (e che io faccio più del normale perchè sono un pippone). Ho letto sul blog di una mia lettrice (ahahah, mi sento molto la fallaci, pace all'anima sua...non è bene...mi sento Gabriele Laporta) un discorso sugli amici. Avete mai pensato a guardarvi attorno da fuori e pensare a chi sono gli amici veri? L'avete mai fatto? A me è capitato una volta, ho guardato da fuori la mia vita, l'ho fatto e ho capito, analizzandoli singolarmente quali erano i rapporti per cui valeva la pena...bè, c'è da spaventarsi, dico sul serio. Mi sono accorto che spesso sbagliavo io, cioè, mi tenevo strette delle persone con cui condividevo il mio stato d'animo in un periodo e poi le abbandonavo finito quel periodo: della serie "cambio stato d'animo, cambio amici". Ma poi ho capito che ci sono state delle persone (una soprattutto, non faccio nomi sempre per il solito discorso, non cambia niente nè a voi nè a quella persona, sa benissimo chi è e stop) che hanno attraversato con me mille tempeste, persone che, una volta cambiato stato d'animo, se non mi facevo vivo io non dicevano:"ecco, il solito stronzo che mi usa e mi getta come una macchina fotografica kodak", ma mi scrivevevano e mi chiedevano come stavo; persone con le quali non mi sono stufato di condividere tutto ciò che faccio, persone che, bè, mi vogliono bene. Qualcuno mi diceva:"non sarà il liceo a farti creare grandi amicizie, devi aspettare l'università". Magari all'università succederà chissà cosa, magari diventerò amico del ciccio che ho sempre davanti in aula biblioteca e mi oscura la lavagna, magari diventerò amico dei tamarri veronesi coi capelli ingellati, magari diventerò amico della tipa carina che sta sempre con bensa (cioè, fede, diciamolo, sei tu che stai con lei, senza offesa ahahahah), magari rafforzerò certi rapporti, ma anche al liceo ho costruito delle amicizie. Con certe persone non ho nulla da dire e mi intendo, capisco al volo ciò che vogliono, con certe parlo di me, con certe di tutto, con certe parlo solo di sport, con certe di musica, con certe non riesco a fare un discorso serio, con altre tutte queste cose assieme. Bè, quando si arriva al punto che non si è più imbarazzati e si parla si parla si parla e si arriva a guardare l'orologio, tirare giù una Madonna [è morta (non la cantante) pace all'anima sua] e dire:"dovevo essere a casa mezz'ora fa!". ecco, arrivati a questo punto si è amici credo. Arrivati al punto che magari si sta un po' lontani, non ci si sente, ma si riesce comunque a vedersi, dopo, e stare bene assieme come ci si fosse visti tutti i giorni, allora si è amici. ecco, un intervento contorto, ma mi era scattata la riflessione... vado da sam, ciao boci September 16 ci voleva proprioCi voleva proprio una ragata a riva, i lvento bello di sempre e gli amici. Oggi è stato così, come due anni fa. Per chi non sa cos'è successo vi basti sapere che un ambizioso Presidente (come in ogni telefilm) ha fatto i suoi affari e ha cercato di smantellare la squadra cui io appartengo.Ci ha provato accusandoci con falsità, dicendo che avevamo comportamenti scorretti e disdicevoli negli spogliatoi (tipo pisciarci addosso, masturbarci e insegnare ai bambini a masturbarsi!!!!) e dicendo che rovinavamo il buon nome del circolo. Pensate che i miei parenti appartengono a quel circolo sin dalla sua formazione...vabbè...e oggi, riuniti da un evento a dir poco straordinario (il trofeo che ricorda Paola, la mamma di Anita, la mia amica di sempre di vela, Paola che è morta 3 anni fa) ci siamo trovati tutti, beppe ha rispolverato le cose da vela e persino Anita ha fatto una prova. Per me è stato come rivederci tutti lì, a dire cazzate e a ridere come dei matti e poi uscire concentrati ognuno per dare il meglio. E' stato come rivivere i bei momenti della mia gioventù, come rivedere ciò che di più bello ho avuto quando stavo a riva, i miei amici... Spero che in futuro saremo sempre così, capaci di ritrovarci per queste occasioni e di stare assieme, ancora e bene. grazie a andrea luca bernardo luca anita beppe mattia alessio santiago September 15 ecco, questo volevo dire e ora l'ho detto.ecco, basta una serata come quella di oggi per farmi riflettere su alcune cose. In realtà non è successo niente di che, tornato dall'università (stamattina ho perso 5 ore della mia vita ad aspettare un porf, cioè, perse...un attimo...sono stato al bar e poi al gali a fare la ricreazione) sono stato un secondo a casa, ho lavorato un po' col mio nuovo portatile (quello da cui scrivo questa mia) e poi sono andato a correre; il venerdì finisco lezione su alle 15.30 e quindi poi, per ora, visto che i mini inizieranno anche, ho del tempo libero. Dopo aver lavorato al computer mi sono deciso, ho messo l'ipod nella custodia da braccio, ho attivato i sensori del software nike+ipod (grande cosa la teconologia che ti permette, con gli appositi marchingegni, di calcolare per quanto corri, la media cui vai e le calorie che bruci; il tutto sugellato dalla voce calda e suadente della tipa che ti dice "la tua sessione è conclusa" o "la tua sessione è in pausa"), ho infilato i pantaloncini, ho messo la maglietta, allacciato le scarpe e, come un pugile d'altri tempi (altri perchè sono quasi nel futuro) mi sono avviato verso il lung'adige. Non credevo di poter reggere ancora i famigerati 10 km a 4'05'' al km...è stato bello, ho corso di nervi, ho sfogato la tensione. Poi sono arrivato a casa, piegamenti, doccia e via verso il picaro. Qui birretta in happy hour (o happy ours vista la piacevole compagnia) con beppe e sam e poi tutti a casa mia a cenare. Il piano prevedeva che io e l'avi andassimo a vedere sicko ma arrivati lì cosa abbiamo scoperto?Che checche ne dicesse la rete (il controllo in internet si è rivelato meno affidabile della cronaca sul defunto, pace all'anima sua, Lucianone) il film smettevano di proiettarlo ieri. Vabbè, c'era il film della Guzzanti che ha salvato la situazione e si è pure rivelato piacevolissimo. Dopo il film io e sam siamo andati sul lungo adige un po' e poi a casa... però arrivato qui è scattata la riflessione. Riflessione sul potere dei sogni. Ognuno di noi cova, in sè, dei sogni che vuole vedere realizzati; delle cose che vuole che avvengano e spera che così sia per stare meglio. Spesso queste prospettive vengono disattese, spesso questi desideri si realizzano. Ebbene, direte voi, quante ovvietà ci propini, Facchini. Avete ragione ma io credo che il valore dei sogni sia proprio questo. Li sottovalutiamo, pensiamo siano cose dovute, li guardiamo con diffidenza e ci diciamo:"si vabbè, va e viene e prima o poi se ne andrà come quello prima" ma non è così. Io ho dei sogni, più di molti di voi (e meno d'altri, non ne dubito), e in questi sogni ho una fede smisurata. "Sarà più grande il dolore dellla sconfitta quanto più grande è la speranza di vittoria" non v'è dubbio; però credo che faccia bene, seduti sul lung'adige, in una stazione dei treni, sdraiati a letto, sdraiati su un prato, in una macchina, al lavoro, nella propria cameretta, in una sala d'attesa, in una prigione, pensare a qualcosa che si vuole, chiudere gli occhi e stringersi attorno a questo desiderio fino a sentire dolore, del dolore fisico e del dolore nell'anima. Fa bene fermarsi ognitanto, guardare dritti davanti a sè, guardare il cielo, guardare dietro di sè e dirsi:"è proprio quello che voglio e farò di tutto per ottenerlo"; fa bene avere qualcosa in cui sperare ed agire, spesso contro le oppressive razionalità del nostro mondo, per ottenerlo. Fa bene anche essere stupidi, sentirsi dei perfetti idioti perchè si è cercata tanto una cosa che poi non ci ha soddisfatti. Ebbene, vi dico che almeno l'avrò fatto sperando che accadesse e in questa speranza mi sono mosso prepotentemente, agendo d'istinto, fottendomene altamente di quello che dice la Brava Gente, quella che per comprarsi dei vestiti deve chiedere al proprio agente di commercio se la luna è favorevole per gli acquisti, quella che prima d'imbracarsi in una Storia D'Amore pensa se la persona è quella giusta, quella che calcola le mosse secondo i Preconcetti per non fare passi falsi, quella che legge un libro su qualcosa e crede di sapere tutto, quella che coi Manuali d'Amore crede di risolvere i problemi coniugali. Io, in barba a tutti questi ho imparato ad agire d'istinto. Non disprezzo la razionalità, anzi spesso me ne faccio un vanto, mi perito di saper ponderare le scelte. Grazie a chissàchi però ognitanto faccio Quello Che Mi Sento e me ne fotto di schemi e previsioni. L'ho imparato da poco, da pochissimo e grazie a 3 persone principalmente (una è Antoine de Saint Exupéry e riguardo le altre due, bè, non faccio nomi, loro lo sanno e saranno felici di leggere questo anche senza veder scritti i loro nomi), ma ora non posso più farne a meno. Quindi vi dico, pochi lettori che siete (qualcuno mi crederà pazzo, ma non saprà che lui lo è più di me), non rinunciate mai ai vostri sogni, teneveli stretti e avrete vissuto bene per un po' di tempo, anche se poi le vostre attese non saranno ripagate. Vogliatevi bene e chiudete gli occhi. Da qualche parte, qualcuno sta dormendo, qualcuno si alza, qualcuno è già sul cesso col caffè, la sigaretta e il giornale e tutti, anche inconsciamente sperano che qualcosa accada. ciao a tutti September 12 il bloguna volta pensavo (e lo penso tutt'ora) che gettare sul blog tutti i propri sentimenti e i propri problemi sia una stronzata. Lo penso perchè sono cose materiali, troppo terra terra per poter essere sciupate sulla rete, qui tutti possono accedere (ed è quasi giusto così) e quindi tutti possono leggere. Ecco perchè ho deciso di scrivere cose che mi riguardano del tipo fatti di cronaca, la storia delle cose che faccio e così... in più in questo periodo mi è venuta l'ispirazione dei racconti, odio scrivere le mie poesie perchè sono cose mie, ma i racconti invece sono una cosa diversa. In questo modo in oltre, anche chi legge (e ho scoperto ultimamente che sono parecchi quelli che leggono qui, anche se non commentano, ne sono felice anche se non ci sono commenti!!!!!) e ha voglia di farlo può commentare. A cosa servirà, direte voi, questo intervento metatestuale? bè, era per dire che non voglio assolutamente sputtanare qui ciò che mi riguarda, ma, comunque, potrete leggervi ciò che combina Il Facchini. Passata l'esperienza dell'italiano di vela (e che esperienza!) ho organizzato una "settimana musicale" col gruppo in cui suono, gli anonima stendhal. è stato bellissimo, eravamo a casa mia a riva del garda, alcuni dormivano di sopra nel mio appartamento, quello dove poi mangiavamo anche, ed altri dormivano di sotto, nell'appartamento di mia zia, dove c'era la "sala prove"...durante il giorno suonavamo e provavamo pezzi nuovi (composti da poco) e la sera uscivamo a suonare e c'era semrpe qualche special guest! Ad esempio, ci hanno raggiunto 3 amici che fanno i giocolieri e così abbiamo organizzato uno spettacolino proprio figo, una sera è venuto un amico di jacopo e poi di nuovo il bruni a fare il giocoliere col fuoco. Bè, ci siamo trattati bene, sia col mangiare che col festeggiare!!!! Tornato, venerdì 7/9 abbiamo suonato a Villa S.Ignazio a un concerto dove abbiamo fatto degli interventi nel bosco (c'era un percorso sulle migrazioni al buio con la gente che girava con delle lanterne e noi che ogni tanto suonavamo in gruppi singoli) e poi il concerto vero e proprio! una strafigata! Sabato 8/9 grandiosa performance (mah, meglio del solito ma siamo molto lontani dalla perfezione) degli Steek Hutzy! con conseguente magnata e birra al peda con pochi intimi. Domenica 9/9 poi tutto il giorno a suonare con l'orchestra ai laghi di lamar!!!!martedì (ieri) abbiamo fatto poi il concerto al castello di stenico, cornice molto carina e anche performance piuttosto entusiasmante, meglio del solito diciamo. Poi però, la grossa news è l'uniiversità!!!! bè vi dirò, credevo fosse peggio...allora, l'orario è un po' pensatuccio...8 ore il lunedì, 5 il martedì, 4 il mercoledì, 9 il giovedì e 7 il venerdì...la figata (sì, c'è una figata!) è che martedì mattina lo ho libero così, ieri per esempio, ne approfitto per fare delle cose, studiare, ecc... sono ufficialmente iscritto, aspetto l'esito del test che comunque non era selettivo, e sono anche andato a fare la carta studenti all'opera universitaria!!!ora sono proprio un universitario!!!! oggi poi, che finivo alle 10.30, sono passato al Gali. Dopo la mia lettera a "l'Adige" credevo fosse peggio...ho trovato persone che mi hanno salutato, vecchie conoscenze che mi hanno visto molto volentieri, ho visto pochi cambiamenti ma poi ho conosciuto il preside. VI dirò che è veramente disponibile e sa davvero ascoltare, ci ha ascoltati e ci ha parlato come suoi pari quasi, veramente disponibile...allora ho capito, ci saranno dei cambiamenti...o così spero, mi è parso bene comunque... bè credo sia tutto...le mie visite sono un po' scemate ma se passate e leggete, commentate anche solo con "ciao" (so già che io più simpatici ora passeranno e mi scriveranno solo "ciao" per farsi 4 ghignate di gusto) che a me fa piacere... ecco, ora sapete le ultime news e sapete come si svolgeranno i miei interventi, per chi è appassionato e ha voglia di leggere troverete (non necessariamente in questo ordine :) ) RACCONTI NEWS SU CIò CHE FACCIO MIEI PARERI SU QUESTIONI DI ATTUALITà ecco, penso sia tutto ciao September 08 anche se..."anche se la mia vita diventerà una merda, avrò sempre la musica" "meglio no?c'è chi non ha niente..." 7/9/2007 - 00:45 circa September 05 raccontoè morto... un giorno si è alzato dal letto, ha fatto due metri ed è caduto, si è accasciato; è morto. il giorno prima era stato il solito, aveva pisciato appena sveglio con la tavoletta alzata e la testa appoggiata al muro; a occhi chiusi aveva spinto il pulsante dello sciacquone, si era girato e, sempre ad occhi chiusi, aveva acceso la luce dello specchio. Lo spettacolo era sempre uguale, le medicine appoggiate lì, l'asciugamano buttato sul portaasciugamano e la vasca un po' bagnata. La faccia era sempre lo stesso spettacolo, la barba un po' lunga, i capelli spettinati e gli occhi iniettati di sangue. Aveva bevuto la sera prima, bevuto tanto, e si era drogato. Lo pensavano in tanti che si drogasse, alla fine erano solo spinelli, diceva lui. Uno ogni tanto, uno ogni sera. Poi si era infilato pantaloni e maglietta, senza pensare di potersi migliorare con l'igiene, ed era uscito. Aveva fatto colazione al bar, letta la gazzetta e la repubblica ed era uscito, rayban sul naso e cicca in bocca. Era salito sull'autobus ed era arrivato al lavoro, quello che chiamava lavoro. Smistava la posta in un'azienda e lo pagavano anche poco, ma che cazzo gliene fregava, era single. Aveva provato ad avere una famiglia, ma il dolore della separazione ritardata per il figlio malato, frammischiata alla morte di questo l'aveva stroncato. Lì, in quell'occasione, aveva iniziato a bere. Non usciva di casa, non faceva niente, beveva. Punto. bè, dopo il lavoro, pausa pranzo e tutto, era tornato a casa. Aveva aperto la bottiglia del rosso, aveva acceso la tv e aveva mangiato. Poi aveva vomitato. Si sentiva una lama nel fegato, come una lancia quasi, che lo attraversasse da parte a parte. Era il solito, ormai ci conviveva, gli faceva compagnia, come un cane fedele, lo sapeva, lo conosceva, ne conosceva gli orari. Dopo mangiato, qualsiasi cosa mangiasse, lui arrivava e si sistemava lì, nella sua pancia. Lui vomitava e l'altro non se ne andava e allora si metteva in poltrona e beveva fino a dimenticarsene. Poi prendeva il pennello e dipingeva, dipingeva il suo male al fegato e dipingeva quello che vedeva. Vedeva delle cose stupende, però. Vedeva il sole che calava dietro le montagne e dorava le nubi, vedeva due ragazzi seduti sul bordo del muretto lungo il fiume, quei due ragazzi amici suoi, che lui conosceva e a cui lui faceva fare promesse per sempre. L'amore promesso per sempre, quasi un gioco, uno scherzo, uno sport che uno inizia e pensa di non mollare mai. Ci pensi sempre, chiunque tu sia, questa volta va bene, è quella giusta, è lo sport che fa per me, sono tutti felici e mi dicono che vado bene, mi alleno duro e poi ce la faccio. Avrò risultati. Poi arriva il primo infortunio, ingrassi un po', riprendi l'allenamento e non va più bene un cazzo. Stessa cosa, arriva il primo intoppo e la storia finisce. Per i suoi ragazzi non era così, intoppi ce n'erano stati molti e loro li avevano superati, non si erano scoraggaiti, con la faccia da culo dei 18 anni guardavano le difficoltà e gli ridevano in faccia. Da soli, contro tutti, vincevano. Avevano i risultati. Non si amavano, non si volevano bene, era di più. I suoi ragazzi si completavano, sapevano che tra loro era speciale perchè era come tra nessun altro. Si conoscevano bene, nessuno si conosceva di più di loro e nessuno aveva mai dato all'altro più affetto di quanto non facessero loro vicendevolmente. Si baciavano, facevano l'amore, e stavano bene. Era il suo sogno, lo aveva voluto, ma sapete cos'è successo. Succede spesso così, si desidera una cosa, non la si ha e la si rappresenta. Lui sapeva però che da qualche parte c'erano due che si amavano così, che si completavano così. Lo sapeva ed era così, da qualche parte, nel mondo, ci sono delle coppie che si sopportano, che vagano tra l'amore e l'odio (sentimento che presuppone l'amore) e che comunque si accendono, vicendevolmente, ogni volta che serve, la lanterna della verità, non la cercano ma ce l'hanno. E così, queste coppie durano in eterno, succedono molte cose, si criticano, si evolvono, si uccidono di insulti, non si parlano, ma alla luce della lampada sopra il comodino, quell'istante prima di dormire, hanno un sospiro, un'esalazione, che indica che stanno pensando. E pensano proprio all'altro o all'altra e si dicono:"alla fine siamo sempre io e lei" (o io e lui, a seconda) e pensano che non succederà mai niente che potrà separarli, pensano che qualsiasi cosa succeda, saranno sempre assieme, perchè di difficoltà ne hanno passate molte e non sarà certo quell'ultima a distruggerli. Ciò che non uccide fortifica... così aveva fatto lui, si era addormentato e aveva sospirato, sognando i suoi due che si amavano, quella sera, sotto le stelle, su un prato sotto una vigna, su una coperta in collina. I suoi due si amavano qualsiasi cosa succedesse, continuavano ad amarsi davvero e sempre perchè erano troppo, troppo legati. Li aveva sognati che non si parlavano per settimane, poi si vedevano, si abbracciavano e si baciavano e piangevano come dei bambini, uno davanti all'altra pensando a cosa rischiavano di perdere e pensando che non volevano succcedesse mai più. Piangevano perchè si amavano. Lui si alza invece, va in bagno, ma a metà strada cade e muore. Nessuno sentirà la sua mancanza, nessuno penserà che è morto fino a che non ne sentiranno la puzza sul giroscale. Ma i suoi due si ameranno e, per lui, andranno avanti, schivando i paletti e le difficoltà o sbattendoci contro e buttandoli giù. ecco, ho partorito questo racconto ascoltando i nuovi pezzi scritti da antonio per il mio gruppo e l'ho scritto. Stasera torno a riva dagli altri a provare, oggi ho fatto il test all'univertsità...duretto direi... vabbè, saluti a tutti |
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